martedì 13 dicembre 2011

E' nato il nuovo blog dedicato al teatro: TEATRO PASSIONE


www.teatropassione.blogspot.com: Tutto sul teatro. Recensioni, articoli, commenti, confronti e riflessioni sulla magia del palcoscenico.

Invitiamo tutti gli appassionati di teatro a farci un salto. E, come accade qui, a collaborare, qualora lo vogliate.

A presto

Cristiano
 
 
 

domenica 11 dicembre 2011

Massimo Troisi e Izet Sarajlić: scusate l'accostamento

Quei due abbracciati sulla riva del Reno
potevamo essere anche tu ed io.

Ma noi non passeggeremo mai più
su nessuna riva abbracciati.

Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia.

 
Izet Sarajlić
   

sabato 10 dicembre 2011

Pensiero breve: un occhio a Facebook, parafrasando Massimo Troisi

In una memorabile intervista concessa a Gigi Marzullo, Massimo Troisi parlava in questi termini del successo:  “Il successo è solo una cassa amplificatore…viene fuori quello che tu sei prima. Se eri imbecille prima di avere successo diventi imbecillissimo, se eri umano diventi umanissimo.” 

Oggi, pensando a quelle parole, ho trovato una qualche somiglianza tra il successo e Facebook. Navigando sul re dei social network, scoprendo pagine, gruppi e frasi che mi lasciano perplesso, mi è venuto da pensare che forse Facebook è anch’esso una “cassa amplificatore”. Una spietata lente d’ingrandimento che aumenta il volume di ogni cosa che incontra, soprattutto di quell’imbecillità di cui parlava il grande Massimo. La speranza vive in quelle dimostrazioni di umanità che, su Facebook e nella vita al di fuori del social network, sono spesso oscurate dalla maggiore risonanza che hanno le azioni degli “imbecillissimi”.
 
Pierpaolo Orefice
   

sabato 3 dicembre 2011

Questo immenso...Massimo Troisi, su parole e musica di Pino Daniele

Video toccante e delicato...sulle note di una splendida canzone di Pino Daniele, autentico corrispettivo di Massimo per quanto riguarda la musica (almeno fino al 1994). Testo e atmosfera calzano a pennello per l'amore di Mario e Beatrice.
Valeva la pena condividervelo e augurarvi così un sereno e felice weekend.
 Cristiano
 
I miei occhi su di te
stanno scivolando e quanto, quanto
quanto manca ancora per l'alba...
in questo immenso che dura
tutta una vita o un minuto così
e non riesco più a parlare...
In questo immenso che c'è fra le tue mani...
In questo immenso amore.  

                              

venerdì 25 novembre 2011

In cucina con Mario Ruoppolo: spaghetti alla Massimo Troisi

Oggi parliamo di cucina, riportando una simpatica ricetta trovata on line. Ingredienti semplici e naturali ripresi dai versi di Neruda riportati ne "Il postino". Preparate questi spaghetti altrimenti...vi faccio mangiare da zio Vincenzo (video in coda al post). Un salutone a tutti.

Cristiano

Poesia, cibo, sole e qualche inevitabile lacrima per Massimo Troisi, che prima di morire prematuramente ha girato questo piccolo grande capolavoro tratto da un’opera di Neruda: Il Postino. È la storia di Mario, che vive in un’isoletta delle Eolie e decide di sfuggire al suo destino da pescatore iniziando a consegnare le lettere al poeta Neruda, fuggito dal Cile. Tra i due si instaura un rapporto che va oltre la semplice amicizia, ma è un raro incontro di anime: grazie alla vicinanza con il poeta, Mario riesce a conquistare e sposare la bella Beatrice. Neruda fa loro da testimone, ma durante il banchetto riceve la notizia tanto attesa: può finalmente tornare in Cile. Mario resterà così senza lavoro, ma assai più ricco dentro: si darà ai fornelli nella trattoria della moglie, improvvisando ricette poetiche come questi spaghetti battezzati proprio ‘alla Mario Ruoppolo’, preparati con pomodori “rosse viscere” freschi e maturi e carciofi “vestiti da guerrieri e bruniti come melograno” e insaporiti dall’ “avorio prezioso” dell’aglio. 

 
Cosa vi occorre per 2 persone: 150 g di spaghetti, 1 carciofo e mezzo, ½ cipolla, ½ spicchio d’aglio, prezzemolo, salsa di pomodoro, olio e sale q.b.

Come si preparano: pulite i carciofi eliminando le spine e la ‘barba’, quindi riduceteli in pezzettini piccoli. Intanto dorate la cipolla tritata in padella con un filo d’olio, poi aggiungete i carciofi e quando questi saranno morbidi, anche la salsa di pomodoro. A fine cottura completate con prezzemolo e aglio tritati e con questa salsa condite la pasta al dente. Se non amate i condimenti tagliati grossolanamente, vi consiglio di passare nel mixer la salsa una volta cotta prima di condirvi la pasta.

FONTE: Gustoblog
 
                                

mercoledì 23 novembre 2011

Mostra fotografica a Civitavecchia per ricordare "Che ora è" e Massimo Troisi

Inaugurata sabato pomeriggio al teatro comunale Traiano di Civitavecchia la mostra fotografica sul set del film "Che ora è?" di Ettore Scola. L'iniziativa, finanziata dalla Fondazione CaRiCiv, è stata pensata dal direttore artistico del Traiano, Pino Quartullo in occasione del riadattamento del film a testo teatrale che andrà in scena al Traiano venerdì. Sabato e domenica prossimi con un matinée il sabato per oltre 600 studenti. 
  
Le foto che saranno esposte fino a domenica prossima, sono state concesse da Manuela Tursi, la figlia di Mario Tursi il fotografo del film. Tra gli scatti ce ne sono anche tre di un fotografo locale, Tino Romano. L'iniziativa è il frutto della sinergia, sempre più frequente tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia e l'Amministrazione Comunale. Il film del 1989 aveva lasciato i civitavecchiesi un po' amareggiati per come veniva definita la città, grigia piovosa e quasi deserta; il sentimento che animò questa parte di popolazione non aveva tenuto conto che nelle intenzioni di Ettore Scola non c'era la volontà di descrivere negativamente la città, bensì la città era lo sfondo di un più grande dramma, ovvero l'incomunicabilità generazionale tra i due protagonisti. La divergenza delle loro aspettative, che rendono Civitavecchia il pretesto per sottolineare l'estraneità di Mastroianni alle prospettive del figlio. Un dramma che si riproporrà da venerdì sul palco del Traiano che vedrà lo stesso Pino Quartullo vestire i panni di Mastroianni. Insieme a lui Clementino e Valentina Mastrogiovanni diplomata all'accademia delle arti, nei panni di Loredana, la fidanzata civitavecchiese di Michele.

Fonte: Trc

lunedì 14 novembre 2011

"Come si diventa poeti"? Dal postino Massimo Troisi a Cesare Pavese ed Erri De Luca

Mario Ruoppolo: Come... così, come si diventa poeti?
Don Pablo: Prova a camminare lentamente lungo la riva sino alla baia guardando attorno a te...
Mario Ruoppolo: E mi vengono le metafore?
Don Pablo: Sicuramente...



La poesia nasce non dall'our life's work, dalla normalità delle nostre occupazioni, ma dagli istanti in cui leviamo il capo e scopriamo con stupore la vita.

Cesare Pavese

 
Non c'è un'età giusta per coincidere con la poesia. Alle volte ci sono delle persone che arrivano a coincidere in età tardiva, da anziani; oppure da ragazzi e poi perdono quella unità tra loro stessi e la poesia. La poesia, a differenza del genere narrativo e scritture varie, implica la vita. Per essere efficace, per raggiungere la sua temperatura e la sua tensione, la poesia ha bisogno di coinvolgere la vita di chi la sta scrivendo, di chi si sta conficcando dentro quei versi. Ecco, i poeti che ho amato sono quelli che hanno avuto questa identità tra le loro parole e la loro vita. Quindi, non c'è un momento o un'età, c'è una coincidenza difficilissima da raggiungere, perché inventare poesie, insomma, sembra abbastanza facile, ma raggiungere la Poesia è un atto di grazia, è un colpo di grazia.

Erri De Luca
    

venerdì 11 novembre 2011

Lucera rende omaggio a Massimo Troisi. E Napoli?

"Una semplice frase dettata dal cuore, che ha potuto esprimere più di mille parole". Essenziale ma splendida iniziativa in quel di Lucera. Tante volte passeggiando per i luoghi di Napoli utilizzati da Massimo per i suoi film ho pensato a cosa si aspettava ad intitolare la strada a lui, o anche solo ad apporre una targa come questa. Anni fa noi Amici di Massimo Troisi architettavamo tra il serio e il faceto di andarci di notte e apporla noi, presso le storiche scale di "Scusate il ritardo", quelle delle scene sotto la pioggia con Lello Arena. 
E una iscrizioncina nella piazzetta di Borgo Marinari, dove Tommaso fa vedere la macchina nuova ad Amedeo in "Pensavo fosse amore invece era un calesse"? Niente. Dobbiamo vedere Procida intitolargli una piazza alla Corricella, ora Lucera dedicargli una targa. Ma a Napoli non c'è traccia di un qualsiasi omaggio. Sarebbe il minimo. Giusto per ricordare ai passanti che per quelle strade un ragazzo partito da San Giorgio a Cremano e arrivato agli Oscar ha scritto pagine indimenticabili del nostro cinema. Perché "la memoria di un grande genio non richiede reboanti parole per essere tramandata, ma un vivo sentimento".

Chi vuol venire in pellegrinaggio con noi in piazza Duomo a Lucera? :)

Cristiano


LUCERA - Nel 1987 Piazza Duomo si trasformò nella splendida cornice per il famoso film di Massimo Troisi 'Le vie del signore sono finite'. A quasi un quarto di secolo di distanza una targa commemorativa ricorda quel momento, ed insieme ad esso la figura dell'indimenticato regista ed attore partenopeo, morto prematuramente all'età di quarantuno anni. Nei ricordi dei lucerini è sempre viva l'immagine dell'invalido 'psicosomatico' Camillo Pianese, reso immortale dalla recitazione del nostro amato Massimo, che nella sua vita ha dovuto lottare davvero con la malattia fin dalla tenera età di dodici anni. Le febbri reumatiche furono per lui delle cattive compagne di vita, segnarono il suo corpo esile, ed il suo viso, magro e scavato come quello del grande Eduardo De Filippo. Benché provato nel fisico, niente poté fermare il suo spirito indomito ed il suo estro creativo, che brillava fulgido nel suo sguardo dolce ed intenso. Uno sguardo che nel corso degli anni gli italiani hanno imparato ad amare sempre più. Dalle bellissime gag del trio 'La Smorfia', con Lello Arena ed Enzo Decaro, agli stupendi film come 'Non ci resta che piangere', con Roberto Benigni, la sua carriera teatrale, televisiva e cinematografica fu sempre costellata da successi. Lucera è entrata a far parte della storia  del maestro, di arte e vita, grazie al film 'Le vie del signore sono finite'. Piazza Duomo e le lussuose sale del Circolo Unione divennero nel 1987 il teatro ideale per alcune scene di questo film. La nostra 'città d'arte' divenne così anche la città di questo grande artista. Per non dimenticare l'omaggio che Troisi fece a Lucera, il Rotary Club ha deciso di affiggere una targa commemorativa in Piazza Duomo. Sulla facciata del palazzo Lanza De Cuneo si può infatti leggere da qualche giorno la seguente dedica: "A Massimo Troisi che trasformò Piazza Duomo in teatro per il film 'Le vie del signore sono finite". Un ricordo di Troisi che la città di Lucera sente quanto mai intenso e pregno di significato. La memoria di un grande genio non richiede reboanti parole per essere tramandata, ma un vivo sentimento. In questo caso una semplice frase, dettata dal cuore, ha potuto esprimere più di mille parole. Ci piace pensare a questa targa come ad un'ultima lettera spedita da un 'postino' speciale, Massimo Troisi. 

Roberto Venditti

giovedì 10 novembre 2011

Massimo Troisi rivive in "Oltre il respiro"

Al di là dell'errore marchiano per noi troisiani (il monologo dei "pochi poveri" risale a 8 anni prima di Venezia, a Taormina e in occasione della consegna del David di Donatello) l'articolo ci riporta preziose anticipazioni sul libro e dolcissimi aneddoti. Leggetelo e chiudete gli occhi; vedrete il Massimo più autentico.
Cristiano

La sorella apre lo scrigno dei ricordi e racconta l'altra faccia dell'attore   

   

di Mauretta Capuano

ROMA - Un grande amore finora mai rivelato, il coraggio nello sfidare la malattia, la tenacia nell'inseguire un sogno, la malinconia e la capacità di sorridere per tenere a bada la morte. E' l'esperienza umana di Massimo Troisi a venir fuori nel ritratto dell'attore fatto dalla sorella Rosaria nel libro 'Oltre il respiro' (euro 25), che esce in cofanetto con dieci incisioni di Rancho il 10 novembre per Jacobelli e sarà presentato il 27 ottobre alla Casa del Cinema di Roma, nell'ambito del Festival del Film di Roma.

"Amava molto essere coccolato e nutriva una profonda ammirazione per le donne e il loro modo di sapersi prendere cura degli altri. La perdita di nostra madre gli tolse la serenità e il rischio di poter soffrire un nuovo distacco provocò in lui la paura di relazioni durature", racconta Rosaria Troisi. A trent'anni dall'uscita di 'Ricomincio da tre' e a diciassette anni dalla morte di Massimo Troisi, avvenuta il 4 giugno del 1994, la sorella apre lo scrigno dei ricordi raccolti da Lilly Ippoliti, che da anni si occupa di progetti educativi per ragazzi a rischio ed è autrice di un racconto metaforico che viaggia insieme a quello di Rosaria Troisi.

Scritto dopo la morte dell'attore, 'Dialoghi in controluce' della Ippoliti trasfigura infatti la vicenda artistica di Troisi in un percorso simbolico in cui l'attore è l'incarnazione del Piccolo Principe. Nel libro anche foto inedite dell'archivio di famiglia, un'appendice di Francesco Costa sul cinema di Troisi, estratti di interviste e dichiarazioni dell'attore e le dieci tavole di Rancho che prendono spunto dalle foto di scena dei suoi film. "Quando Massimo Troisi è morto ho scritto questo racconto come una specie di sfogo personale e poi lo ho fatto arrivare a Rosaria come gesto d'affetto e così ci siamo incontrate", racconta la Ippoliti che con la sorella di Troisi ha scritto anche 'Lasciateci le ali' (Datanews) sulla guerra in Kosovo.
"Non ho mai incontrato Troisi - continua la Ippoliti - e la cosa che ha più stupito Rosaria è che da quello che ho scritto é come se io e Massimo fossimo stati sempre amici. Dal suo primo film, mi ha sempre colpito la sua grandissima malinconia. Teneva a bada la morte perché sapeva di avere poco tempo e sapeva far ridere nelle situazioni più drammatiche. 'Il Postino' è stata la realizzazione di sé come poeta. Finito il film è morto come il Piccolo Principe che si fa ammazzare dal serpente perché la sua missione è finita". "Il cinema - spiega la Ippoliti - è un mezzo che lui usava per far sentire la sua voce delicata, per raccontare e denunciare il disagio e lo faceva con leggerezza. Tutti ricorderanno il suo discorso per la Coppa Volpi a Venezia in cui disse che era stato benissimo, in un albergo bellissimo per poi chiedere 'ma i poveri dove sono?'. Massimo andava dritto allo scopo e non scendeva a compromessi".

"Vorrei indignarmi di più e saper comunicare questa indignazione, questo disagio, senza per ciò diventare una delle voci indistinte del coro", aveva detto Troisi in uno degli spezzoni di interviste riportate nel libro. E ancora: "Vorrei con il cinema poter smuovere almeno una coscienza". Nel raccontare suo fratello, Rosaria Troisi ripercorre la storia di un timido ragazzo di San Giorgio a Cremano, dove Massimo era nato il 19 febbraio 1953, il rapporto fondamentale con la madre, morta quando era ragazzo, e quello con il nonno Pasquale che "si attardava a tavola raccontandoci gli incredibili aneddoti della sua vita. Ci incantava tutti, con quei suoi gesti da attore consumato, con le pause studiate mentre sbucciava la frutta. Era come stare a tavola con Eduardo. Massimo era piccolo e lo osservava in silenzio, rubando con gli occhi l'arte di quella genuina seduzione". Dai primi passi in palcoscenico alla Smorfia fino a 'Il Postino', il suo ultimo film, viene proprio fuori la tenacia di inseguire un sogno.
  
FONTE: Ansa
  

sabato 29 ottobre 2011

E' più divertente la lettera al Savonarola o quella di Berlusconi all'Europa? Massimo Troisi nel 2011 ha un valido rivale

Lilli Gruber rivolta ai suoi ospiti in studio: "Vi faccio vedere adesso come gli italiani, in realtà, sappiano bene come si scrive una lettera molto difficile e molto impegnativa. Guardate!"
Da "Otto e mezzo" (La7) - 26 ottobre 2011 
    
  
Pino Daniele (in un'altra occasione, alcuni anni fa) : "Massimo mi manca, ci sarebbe voluto il suo sorriso amaro, la sua capacità di sdrammatizzare per raccontare questi giorni amari e balordi, la nostra povera Napoli, la nostra povera Italia. Mi viene in mente il Battiato di Povera Patria."
 


martedì 25 ottobre 2011

Come piazza Garibaldi a San Giorgio a Cremano divenne piazza Massimo Troisi

E Troisi scalzò Garibaldi (dopo il sondaggio dal barbiere)

Il vantaggio della cattiva memoria è che si gode parecchie volte delle stesse cose per la prima volta (Friedrich Nietzsche)

La piazza fu un successo del sindaco prima dell'Oscar. Ora è il ritrovo dei ragazzi Il primo cittadino: Non volevo aspettare i tempi della burocrazia. Mi hanno accusato di avere usato Massimo in modo massiccio. È vero, ma l' ho fatto per la città La sorella: È strano pensare che un ragazzino come lui, cresciuto in una famiglia semplice, uno come tanti, sia arrivato a dare il nome alla piazza dove siamo vissuti

Il sondaggio informale affidato a Romanelli, il barbiere, registrò un generale consenso e due irreversibili no: due anziane sorelle affacciate sulla piazza che non volevano saperne di rinunciare a Garibaldi per Troisi. E che per lungo tempo ancora avrebbero spedito lettere di protesta in Comune. «Si vede che Massimo gli aveva rotto un vetro giocando a pallone da bambino...», sorride Aldo Vella, a quei tempi sindaco. I negozianti, invece, che pure avrebbero avuto le maggiori seccature burocratiche dal cambio di indirizzo, nell' «inchiesta» condotta tra schiuma e rasoio risultarono ampiamente favorevoli. Qualcuno addirittura entusiasta di lì a poco avrebbe ribattezzato il locale: bar Piazza Massimo Troisi. Lo slargo al centro di San Giorgio a Cremano dove l' artista ha abitato da bambino, a poche centinaia di metri dai luoghi in cui è cresciuto, ha recitato, ha fondato la Smorfia, ha ambientato il primo lungometraggio (Ricomincio da tre), è costantemente tornato (dopo il trasferimento a Roma) per la tombola a Natale e le feste in famiglia, da oltre vent' anni porta il suo nome, ed è ancora meta del pellegrinaggio di fan, turisti, amici. Alcuni tra i colleghi anche celebri del mondo dello spettacolo «quando si trovano a Napoli fanno uno squillo e passano di qui, vengono a prendere un caffè a casa», a due strade di distanza, racconta Rosaria, che tra i fratelli è quella che più si è fatta carico della memoria di Massimo. «È ancora molto strano per me pensare che un ragazzino come lui, cresciuto in una famiglia semplice, uno come tanti, anzi più fragile degli altri - per la febbre reumatica che da piccolo gli indebolì il cuore, ndr - sia arrivato a dare il nome addirittura alla piazza in cui abbiamo vissuto». Nessuna immagine dei sei fratelli Troisi bambini. «Non la tenevamo neanche, la macchina fotografica», spiega Rosaria. Ricordi, però, a migliaia. «Abitavamo lì - indica il vuoto - prima che palazzo Bruno crollasse. Le finestre del terzo piano a sinistra», mostra una vecchia cartolina riprodotta in un libro. «Mamma per farci salire in casa la sera s'affacciava sulla piazza e chiamava. Prima noi femmine, i maschi potevano restare a giocare di più, e io li invidiavo...». A mezzogiorno di una domenica di un autunno che pare estate «mieze e' Tarall» il sole è implacabile. S'è chiamato per decenni così, largo Taralli, prima e anche dopo l' unità d' Italia, questa conca che è il nodo di San Giorgio a Cremano, provincia incollata a Napoli, alla confluenza irregolare di colate di lava del Vesuvio. «'ncopp ai Taralli» anche si diceva, conservando il nome della famiglia che un tempo possedeva questo pezzo di terra vulcanica in pendenza. Nessuno ha davvero mai detto: «Incontriamoci in piazza Garibaldi». Adesso invece, dall'inaugurazione - l' 11 gennaio 1997 alla presenza di cittadini, familiari e dell'allora ministro dell'Interno Giorgio Napolitano -, soprattutto i ragazzi più giovani si ritrovano dalle parti di piazza Troisi. Un avvallamento senza ripari di alberi o pensiline, un parcheggio all'aperto su un versante, l'uscita della ferrovia circumvesuviana, corso Roma, le strade strette di alimentari e piccoli negozi, un'edicola della Madonna e al centro una sorta di anfiteatro piastrellato e delimitato da gradoni bassi in cui può venir bene una partita di calcio o un raduno di adolescenti dopo il tramonto. Di giorno, però, è più comodo girarci intorno. «Piazza tormentata - ammette l' architetto Vella, che pure da sindaco tentò una sistemazione -. Nell' 800 incrocio di viali alberati, tranciati dalla vesuviana a metà del Novecento», non ha ancora trovato la sua forma definitiva. L'ultima ristrutturazione nel 2005, ora un nuovo stanziamento statale di mezzo milione di euro per «completare i lavori». Durante il suo mandato, contemporaneo alla vittoria del centrosinistra di Bassolino a Napoli nel ' 93, Vella lavorò molto sull' identità di quella che definisce la «città vesuviana», l'agglomerato che unisce San Giorgio a San Sebastiano, Portici, Ercolano, intrecciando strade e sovrapponendo confini. «Allora era considerato un prolungamento della periferia residenziale di Napoli, ma in ognuno di questi Comuni esiste un paese con una sua storia», che voleva distinguersi dal destino della metropoli. Nella ricostruzione di un percorso autonomo, Massimo Troisi ha un ruolo inconsapevole e determinante. Alla sua morte, il 4 giugno 1994, è senza dubbio il cittadino più rappresentativo di San Giorgio a Cremano: il Comune non vuole aspettare i tempi della burocrazia per celebrarlo e farne il punto di riferimento per la rinascita. «Mi hanno accusato di averlo usato in modo massiccio - si autodenuncia l' ex sindaco -: è vero, ma l' ho fatto per la città». La decisione di intitolargli la piazza centrale in tempo per la partecipazione del Postino alla Notte degli Oscar - candidato postumo a miglior film straniero - attira critiche e veti. A partire dalla Società di Storia Patria di Giuseppe Galasso. A sbloccare l'assegnazione è un'amica giornalista, fan di Massimo, che procura a Vella un'apparizione al Maurizio Costanzo Show . Due giorni prima della serata di Los Angeles (era marzo 1996) e del maxischermo previsto in piazza, arriva la telefonata che dà il via libera: la targa di Troisi prenderà il posto di Garibaldi (e il sindaco sarà involontario eroe dei neoborbonici). Nucleo del paese ed epicentro di tutte le attività di Massimo ragazzo: da quella piazza, Troisi avrebbe fatto pochi metri anche dopo il trasloco della famiglia. Nella finzione di Ricomincio da tre, in cui la religione diventa attesa del miracolo, il padre del protagonista, Gaetano, si premura di dare l'indirizzo giusto alla statua della Madonna che prega perché gli ricresca la mano: «Via Cavalli di Bronzo 31», scandisce. È il condominio dove, nella realtà, i sei fratelli sono stati fino al ' 72, gli ultimi anni in cui la famiglia è rimasta unita e serena. In quel palazzo Massimo si è ammalato al

cuore; nella sua stanza - di nuovo a letto con la febbre - ha assistito, appena diciassettenne, alla morte improvvisa della mamma, che gli era accanto per curarlo. È stata soprattutto Rosaria, di otto anni più grande, a prendersi cura di lui. Una storia drammatica, ma anche di grande orgoglio: «Chi avrebbe immaginato tanto successo... Quando sono andata in America per gli Oscar pure al controllo passaporti sapevano chi era Troisi, mi dicevano The Postman ...». Rosaria da sempre scrive, ha recitato in teatro, adesso è alle prese con un volume (Oltre il respiro. Massimo, mio fratello, insieme a Lilly Ippoliti, per le Edizioni Iacobelli, uscirà il 10 novembre) che racconta l' infanzia dei Troisi attraverso una mappa delle case di San Giorgio che hanno abitato, affrontando per la prima volta i ricordi - come la morte della madre - più dolorosi e intimi. Se non ha potuto studiare all'Università né lavorare, Rosaria è però incredibilmente toccata dalla stessa grazia del fratello: uguale sensibilità poetica, impressionanti tempi comici. Un dono di famiglia che ha contagiato anche il marito, Luigi, fidanzato di sempre e fonte di ispirazione di celebri gag: quella di Lello Arena che citofona e prima ancora di avere risposta è già dietro alla porta di casa, per esempio. Molto della vicenda artistica di Massimo nasce in questi pochi metri di Vesuvio, tra parenti e amici. Ricomincio da tre, di cui quest' anno si celebra il trentennale, è stato girato in gran parte nella villa Vannucchi, a due isolati dalla piazza, allora celata dai ponteggi, oggi riscoperta e ristrutturata. E anche la celebre battuta finale, pronunciata da Gaetano a Firenze, quando propone a Marta il nome da dare al bimbo che nascerà - «Avevo pensato Ugo... così ' o guaglione viene più educato, Massimiliano viene scostumato, è proprio il nome... ' a mamma prima ca' o chiamma Mas-si-mi-lia-no ' o guaglione chissà aro' sta ...» - è nata in un altro luogo familiare, la bottega di Giorgio Romano, detto «Romanelli», barbiere del quartiere dal quale Troisi padre non è mai riuscito a pagare un taglio o una rasatura. Omaggio alla famiglia, ma anche sincero affetto della comunità. Qui c'è il record mondiale d'abitanti per km quadrato. San Giorgio a Cremano è il più piccolo dei Comuni vesuviani, incollato alla periferia orientale di Napoli, oltre 47 mila abitanti. Sviluppatosi tra i '60 e i '70 come appendice residenziale della città per accogliere la piccola e media borghesia in uscita dal capoluogo, nell'espansione si è saldato con i comuni limitrofi di Portici, soprattutto, ed Ercolano e San Sebastiano al Vesuvio, in un'area che registra una delle densità di popolazione più alte del mondo (il record è di Portici: 12 mila abitanti per km quadrato). L' artista Massimo Troisi nasce a San Giorgio a Cremano, Napoli, il 19 febbraio 1953. Figlio di un macchinista ferroviario, ha cinque fratelli. La mamma muore quando ha 17 anni. Massimo recita sin da ragazzino, fonda i primi gruppi teatrali a San Giorgio (tra cui «La Smorfia» con Lello Arena e Enzo Decaro), approda alla tv. Il primo lungometraggio è «Ricomincio da tre» nel 1981 (David di Donatello come miglior film e miglior attore), seguono tra gli altri «Scusate il ritardo», «Non ci resta che piangere» (con Benigni), i lavori con Scola come «Il viaggio di Capitan Fracassa». Nel 1994, benché la malattia al cuore si sia aggravata Troisi porta a termine le riprese de «Il Postino», con Philippe Noiret: uscirà postumo. L' attore muore il 4 giugno 1994 per una crisi cardiaca a casa della sorella Annamaria a Ostia.

Coppola Alessandra
 

Corriere della Sera, 23 ottobre 2011
    

venerdì 21 ottobre 2011

Dal 10 novembre in libreria "Oltre il respiro - Massimo Troisi, mio fratello"

Conosco di persona ormai da tanti anni Rosaria, persona autentica, deliziosa e gentilissima; ricevo e pubblico con gioia questa bella novità editoriale, in attesa di averla tra le mani, per sfogliarla ed emozionarmi ancora.

Cristiano

"Questo fine senso dell’umorismo non era che l’ennesima eredità della nostra famiglia, insieme a quel bagaglio di valori che contribuì a mantenerlo sempre una persona integra, e che nemmeno un mondo come quello dello spettacolo, per certi versi così cinico, riuscì a contaminare".

A trent’anni dall’uscita di Ricomincio da tre e diciassette anni dopo l’improvvisa scomparsa di Massimo Troisi, sua sorella Rosaria apre lo scrigno dei ricordi, superando per la prima volta la riservatezza con cui notoriamente la famiglia ne aveva finora custodito la memoria.
Un libro in cui i ricordi sono scanditi dalle numerose fotografie, in gran parte inedite, tratte dall’album di famiglia e dalle raccolte personali di Massimo.

In "Oltre il respiro. Massimo Troisi, mio fratello" emergono le figure emblematiche che a partire dall’infanzia si sono impresse nella sensibilità dell’attore napoletano, insieme ai personaggi e agli avvenimenti che hanno ispirato la sua arte. Dagli aneddoti familiari alle vicissitudini che lo hanno reso il simbolo di una nuova comicità, la voce spontanea di Rosaria Troisi ripercorre la storia di un timido ragazzo di San Giorgio a Cremano che ha sfidato con determinazione la sua malattia e il suo destino, dai primi passi in palcoscenico alla Smorfia, fino alla fine della sua carriera cinematografica.

A lui, beniamino del pubblico, è dedicato il racconto "Dialoghi in controluce" di Lilly Ippoliti, che ha raccolto le memorie di Rosaria e trasfigurato la vicenda artistica di Troisi in un percorso simbolico ispirato al Piccolo principe.

Il volume, racchiuso in un elegante cofanetto, è corredato dalle tavole illustrate di Rancho che prendono spunto dalle foto di scena dei film di Troisi, e da un’appendice sul suo cinema firmata da Francesco Costa.
 

domenica 16 ottobre 2011

Walking around...insieme a Mario Ruoppolo/Massimo Troisi e Pablo Neruda

Walking Around

Sucede que me canso de ser hombre.
Sucede que entro en las sasterias y en los cines
marchito, impenetrable, como un cisne de fieltro
Navegando en un agua de origen y ceniza.
El olor de las peluquerias me hace llorar a gritos. [... ]

Succede che mi stanco di essere uomo
Succede che entro nelle sartorie e nei cinema
avvizzito, inpenetrabile, come un cigno di feltro
che naviga in un’acqua di origine e di cenere.
L’odore dei barbieri mi fa piangere e stridere [...]

Pablo Neruda


...A me mi piaceva pure quando avete detto..."Sono stanco di essere uomo"...perché è una cosa che pure a me mi succede però non lo sapevo dire...E quando l'ho letto m'è piaciuto molto.

Mario Ruoppolo, "Il postino"












mercoledì 5 ottobre 2011

Francesco Nuti: "Invidiavo Massimo Troisi, comico di razza che piaceva alle donne. Mi fregò Clarissa Burt"

L'invidia e la rivalità sono sentimenti umani. Apprezzo diversi film di Nuti, apprezzo la sua confessione e posso capire la sua rabbia. Se però tutti quelli meno bravi e meno belli di Massimo Troisi si fossero arrabbiati così lui avrebbe avuto tanti, troppi nemici.
 Cristiano


Francesco Nuti nella sua biografia, scritta col fratello: «Mi graffiò l'anima. Gliel'ho detto anche sul letto di morte»
 
«L'invidia...mi pare il quarto vizio capitale. Bando alle ciance, ebbene sì, l'invidia, una volta e per lungo tempo mi ha graffiato l'anima con unghie da felino adulto». È la confessione tutt'altro che facile di Francesco Nuti riversata nel suo libro autobiografico "Sono un bravo ragazzo. Andata caduta e ritorno" (Rizzoli). E sapete di chi sono quelle «unghie da felino adulto» a cui si riferisce il comico toscano, che lentamente sta tornando alla vita dopo gli anni di forte depressione dopo la maledetta caduta dalle scale? Di Massimo Troisi. L'attore partenopeo gli soffiò Clarissa Burt. Lo racconta lui, Nuti, con dovizia di particolari, e soprattutto sfogando rabbia e invidia - sentimento tra i più inconfessabili - nelle pagine del volume scritto col fratello Giovanni, medico e musicista.

IL RATTO DELLA TOP MODEL - Invidiava Troisi già «per la sua sincera arte di comico di razza, ma questo era veramente troppo», cioè il ratto della bella Clarissa. Avvenne così: Francesco incontra la top model americana a Roma, nell'86. Dopo mesi di corteggiamento vanno a vivere insieme ai Parioli. Stanno bene insieme. Poi gli capita di partecipare ad una di quelle feste della Roma godona, che oggi sarebbero finite dritte su Dagospia. E il diavolo, secondo la prospettiva del toscano, ci mise la coda. Finito il party, Clarissa e Francesco tornano a casa nella stessa auto con Troisi. «Non so perché e non so come», ricorda Nuti. Morale: Clarissa si invaghisce di Massimo e va a vivere con lui. Una rabbia tremenda, che il regista sbollirà solo dopo moltissimo tempo, se è vero che gioisce ai mezzi flop del collega napoletano (vedi il boom del suo "Caruso Pascoski" e lo scarso successo al botteghino di "Che ora è" di Scola) e addirittura, quando nel giugno '94 Massimo muore, Nuti scrive: «Vado da lui. Gli do un bacio sulla fronte e gli sussurro: t'ho invidiato tanto».

Fonte: Corriere del mezzogiorno

 

Provava invidia per Troisi che era coccolato da critica e colleghi.

Nella biografia di Francesco Nuti ci sono la rabbia per non essere riconosciuto come autore e l’invidia, un sentimento difficile da ammettere per un artista. Invidia soprattutto verso Massimo Troisi, che sembra impossessarsi di tutto ciò che manca a Francesco. Comico di razza, è coccolato dalla critica, dai colleghi (Ettore Scola, a esempio), dalle televisioni, dai giornalisti. In più Troisi gli ha soffiato l’amata Clarissa Burt durante una festa a Roma. Nuti ammette di aver sperato nel fallimento dei film del rivale napoletano.

Fonte: Il giornale
 

lunedì 19 settembre 2011

Ancora su Massimo Troisi e Pasolini: la certezza di continuare ad essere compresi

 


La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi.
P. P. Pasolini





 
Quanto aveva ragione, Pier Paolo. Anche su questo.
E quanto meglio mi fa capire perché Massimo è vivo più che mai tra noi appassionati. E tra le persone che lo scoprono per la prima volta. Fa parte dei grandi, e in quanto grande si fa sempre comprendere, non appare mai anacronistico, obsoleto. E c'è sempre da comprendere qualcosa di nuovo in ciò che ha fatto; la morte è quindi solo fisica.

La mia e la vostra passione, palpabile e calorosa, me lo fanno sentire sempre più presente. Ognuno porta il suo tassello in questo interminabile puzzle. Quanto sarebbe bello vedere la stessa passione, la stessa ispirazione, la stessa originalità, lo stesso affetto sincero e "intelligente" nelle (poche) iniziative che ricordano, o dovrei dire purtroppo "commemorano" Massimo. 

Ma in fin dei conti mi basta questo. La nostra dimensione seppur piccola, lontana dai riflettori e dalle serate mondane. Vera e disinteressata. La più nobile. Dove non ci sono egoismi, interessi e invidie. Ma solo PASSIONE. E voglia di comprendere, per far sì che la morte sia solo fisica.

Grazie, Amici di Massimo Troisi.

 
"Io credo che i giovani non lo capiranno. Non mi illudo di esser capito dai giovani, perché con i giovani è impossibile instaurare un rapporto di carattere culturale perché i giovani vivono nuovi valori con cui i vecchi valori nel nome dei quali io parlo sono incommensurabili."
Pasolini durante un'intervista sul set di "Salò o le 120 giornate di Sodoma"

"Io che ricordo i suoi grandi ottimismi posso capire che non possa che essere pessimista e scettico."
Un suo compagno di classe durante la trasmissione del 1971 "III B facciamo l'appello" condotta da Enzo Biagi

Nella parte finale della sua vita Pier Paolo era pervaso da pessimismo e rassegnazione. Guardava all'Africa come ultima oasi per cercare l'autentico e il genuino. Grandissimo precursore e profeta.

Cristiano Esposito
   

giovedì 1 settembre 2011

Massimo Troisi, il comico

Le parole di Milan Kundera e di Stefano Benni calzano a pennello per il nostro comico dei sentimenti. E per l'epoca in cui viviamo. Leggere per credere.




 
I veri geni del comico non sono coloro che ci fanno ridere di più, ma coloro che svelano una zona sconosciuta del comico.

Milan Kundera, L'arte del romanzo, 1986


"Quand'ero il principe dei comici, tanti anni fa - proseguì Grapatax - sapevo ascoltare la celeste musica del riso. Potevano esserci duemila persone in sala, ma io distinguevo le risate una a una, come strumenti diversi. Le grasse, le gutturali, le timide, le riflesse, le sbracate, le represse, le entusiaste, le amare. A volte sintonizzavo le mie battute su una sola di esse: la più sincera, la più cristallina. Oppure ne individuavo una incerta, di qualcuno che era venuto maldisposto, e la ascoltavo crescere, diventare più convinta, dispiegarsi, ed era il mio trionfo. Avvertivo se qualcuno rideva in anticipo o in ritardo, se un altro rideva per la risata del vicino, o perché travolto dalla vertigine del suo stesso riso. In questa varietà di risate io immaginavo che tutti si liberassero delle loro paure, dei pregiudizi, dei luoghi comuni. Mi sentivo un medico ottimista, un mago onnipotente, un amico fidato. Era vanità? Era presunzione? Forse. Ma era la mia vita. Poi vennero gli anni del Regime. Sentii che qualcosa stava cambiando. La musica non era più così varia. Le risate presero ad assomigliarsi tutte. Bastava una semplice allusione perché tutti pensassero alla stessa cosa, e ridessero nella stessa tonalità. E anche il sapore era diverso. Come... se ridessero con la bocca piena. Cercai di provocarli, allora. Le cose di cui ridete, dicevo, possono uccidervi. Il riso è misterioso: disubbidiente e conformista, socievole e solitario, inquieto e stupido, razzista e rivelatore. Attenti al Grande Supermercato del Riso, alle Offerte Speciali per tutti. Siate i comici di voi stessi. Fatevi da soli il vostro humour quotidiano. E loro ridevano."
 
Stefano Benni, Baol, 1990
   

venerdì 22 luglio 2011

Luis Bacalov, premio Oscar per "Il postino" con Massimo Troisi, a Porto San Giorgio (Fermo)

E’ tutto pronto per la Serata Blu, uno degli eventi di punta dell’estate sangiorgese 2011. Un appuntamento con la grande musica, che vedrà domani sera alle 21.30, in Piazza Matteotti, la presenza del maestro Luis Bacalov, premio Oscar nel 1996 per la miglior colonna sonora con il film “Il postino” di Michael Radford, con Massimo Troisi.

Un momento esclusivo voluto dall’assessorato all’ambiente per celebrare la conquista della 12° Bandiera Blu per la spiaggia e la 25° per l’approdo turistico, insieme agli altri riconoscimenti di qualità ambientale conseguiti dalla cittadina sangiorgese anche nel 2011. L’iniziativa è patrocinata da Provincia di Fermo e Regione Marche. 

Il palco allestito ai piedi della stazione vedrà protagonista l’orchestra sinfonica Giuseppe Tartini, un corpo di 30-35 elementi, guidata dal maestro Antonio Cipriani. Il grande Luis Bacalov si esibirà da solista al pianoforte. “Visioni musicali” è il titolo del concerto, ad evocare l’abbinamento tra l’esecuzione di indimenticabili brani della storia del cinema, affiancati dalla proiezione di scene salienti dei film dai quali sono tratte le colonne sonore.
   
L’evento è organizzato dall’amministrazione comunale con la collaborazione della Pro Loco, main sponsor il Marina di Porto San Giorgio e la Brosway gioielli.
La performance partirà con una serie di composizioni di Bacalov: Astoreando; A ciascuno il suo (tratto dal film di Ennio Petri), Seduccion (tratto da Assassination Tango, di Robert Duvall). A seguire, musiche di Carlos Grande tratte da El dia que me queiras, di John Reinhardt. Ancora Bacalov, con il Concerto grosso, tratto da La vittima designata, di Maurizio Lucidi. Si proseguirà con le composizioni di Ennio Morricone, dal film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Ennio Petri. Un’escursione nel tango con El Choclo, di Angel Villoldo. Gran finale sempre con le musiche di Bacalov, con la colonna sonora de Il postino, e Baires I suite, una delle più recenti creazioni del compositore argentino.
“Sono convinto che assisteremo ad una delle più belle serate degli ultimi anni nella nostra città – l’auspicio dell’assessore all’ambiente Paolo Pompei – Ho voluto fortemente un grande evento nel cuore della stagione estiva, per celebrare i riconoscimenti di qualità conseguiti da Porto San Giorgio. Un omaggio a tutti i sangiorgesi, esercenti e cittadini, che con la loro collaborazione e con qualche piccolo sacrificio hanno dimostrato sensibilità ambientale e ci consentono di raggiungere traguardi importanti. Un grazie va alla Pro Loco, che organizza con noi l’evento, agli sponsor, alle associazioni di categoria, alla Protezione civile ed alla Capitaneria di porto per la collaborazione alla riuscita di una serata memorabile con uno straordinario artista come Luis Bacalov”.

venerdì 1 luglio 2011

Cronache dal Premio Massimo Troisi

Dopo il concerto di apertura di Sal Da Vinci e la performance teatrale "Le nozze di Carolina e Paolina" è stato Francesco Renga a calcare il palcoscenico della sedicesima edizione del Premio Massimo Troisi in quel di San Giorgio a Cremano. Ad accompagnarlo  l'Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Giacomo Loprieno (pianoforte), e la band di sempre: Giorgio Secco (chitarra), Stefano Brandoni (chitarra), Vincenzo Messina (hammond e tastiere), Fulvio Arnoldi (chitarra e tastiere), Luca Visigalli (basso) e Diego Corradin (batteria). 

Ancora una volta è la suggestiva villa Bruno ad ospitare la kermesse, che vede Maurizio Costanzo direttore artistico per il secondo anno consecutivo. Un investimento ingente per il comune e i cittadini di San Giorgio, che però spesso solleva qualche dubbio sul rapporto qualità-prezzo del risultato finale. Il punto di forza della manifestazione resta senz’altro la vetrina che essa rappresenta per aspiranti comici di tutta Italia, che hanno l’occasione di mettersi in mostra e provare a sfruttare un importante trampolino verso il successo. 
  
Anche quest’anno in programma c’è poco o nulla che ricordi e riguardi da vicino il grandissimo autore-attore che dà il nome al premio. Piacevole sorpresa, invece, il giusto omaggio al grandissimo Enzo Cannavale, recentemente scomparso, che fu al fianco dell’attore sangiorgese in "Le vie del Signore sono finite".
 
Stasera si conoscerà il nome del migliore attore comico. Sabato sarà la volta del miglior corto comico e di un incontro-dibattito sulla commedia all’italiana. A chiudere, domenica, sarà il gran galà di premiazione introdotto da Maurizio Costanzo e condotto da Claudia Gerini e Claudio Lippi.

Probabilmente si poteva fare qualcosa di meglio, a livello qualitativo e culturale (di una cultura più vicina a Massimo e alla napoletanità), con meno soldi. Ma questa è una vecchia storia...

Cristiano
  

giovedì 30 giugno 2011

Renzo Arbore ed un altro piccolo tesoro scovato dal vissuto di Massimo Troisi

26 Giugno 2011: prima domenica d’estate.
Eccomi a casa, in pieno relax.
Non guardo la tv di solito, ma su Rai Tre c’è Renzo Arbore, ospite della trasmissione “Alle Falde del Kilimangiaro”: mi incuriosisco e lo seguo, per passione verso la musica e verso i viaggi.
   
Il mio cuore balza al petto quando viene citato l’amico Massimo Troisi, definito da Arbore come “compagno di viaggio straordinario”.
Prendo immediatamente appunti che condivido con Marta e Cris, i quali si entusiasmano a tal punto da pubblicarli il giorno seguente… ed ora, grazie al replay su internet, vi riporto meglio l’aneddoto.
Arbore e Troisi, una volta, erano a Firenze per la registrazione della trasmissione di Rai Uno “Rosamunda, ovvero che magnifica serata". Arbore esordisce osando affermare che Troisi faceva tutto ciò che lui gli diceva.
Beh, conoscendo Massimo sappiamo quanto fosse indomabile! Sicuramente i due, però, si sapevano spalleggiare molto bene.
Si recano in un  ristorante. Il cameriere: “Vi dò l’olio più buono del mondo, l’olio novo, appena arrivato…”
Arbore, facendo l’occhiolino a Massimo: “Ma proprio tu che vieni da San Giorgio a Cremano, dove fanno quell’olio extra vergine straordinario…!”
In realtà, dice Arbore alla Colò, a San Giorgio l’olio si compra, e si usa quello di semi!
I due cominciano a fantasticare sull’olio di San Giorgio a Cremano, lasciando attonito il cameriere.
Massimo: “L’olio di San Giorgio lo raccogliamo innanzitutto al tramonto, quando l’oliva è ben disposta. Le olive sono raccolte o da vergini, o da vedove di primo letto. Devono essere sbucciate con un coltellino di legno tratto dal ramo dello stesso ulivo dal quale sono state prese, altrimenti l’oliva si sdegna. L’oliva deve essere calpestata prima, ma con molta grazia, sennò l’oliva si sdegna, in un mastello di legno del tronco dello stesso ulivo…”
Il cameriere: “Allora…. l’olio di San Giorgio a Cremano l’è più bono, l’è più bono di questo…”
  
Dopo questo paio di minuti, la mia domenica sera cambia e si riempe di emozione.
Per noi amanti di tutto ciò che riguarda Troisi, scovare un pezzo della sua vita è come scovare un piccolo tesoro.
Ringraziamo Arbore per questa sua perla, ed esortiamo i suoi amici di vita ad inviarcene di nuove.

Annalisa 
      

giovedì 9 giugno 2011

Per il referendum voterà anche Massimo Troisi...se l'è segnato proprio!!!

Abbiamo scovato in rete uno spot per il referendum che vede coinvolto Massimo.
  
Amici di Massimo Troisi vota 4 volte sì al referendum di domenica e lunedì 12 e 13 giugno...voi almeno RICORDATEVI CHE DOVETE VOTARE!
             
                                  

giovedì 12 maggio 2011

Aneddoto troisiano dal Festival di Cannes 1989

Una delle cose che, al festival di Cannes, mi ha sempre divertito è il modo che hanno i francesi di francesizzare tutto. Alle conferenze stampa, per esempio, capita di non capire di che cosa stiano parlando perché quando nominano i registi stranieri lo fanno a modo loro. Tipo Ispettore Clouseau. Vim Vandèr sarebbe Wim Wenders, per intenderci. Anni fa, ricordo che presentarono Massimo Troisi chiamandolo Masimò Truasì, cosa che a noi italiani in sala fece molto ridere. Anche a Troisi, ovviamente, che fece una faccia con punto interrogativo davvero epica: peccato non ci fossero i telefonini allora, altrimenti gli avrei fatto una foto e potrei farvela vedere.

Paola Jacobbi (Vanity Fair) 

venerdì 29 aprile 2011

Massimo Troisi, Pier Paolo Pasolini e la metafora



"MA IL MONDO INTERO E' LA METAFORA DI QUALCOSA?" 

(Massimo Troisi ne "Il Postino")
   
   
"Tra le figure retoriche, dal cui amalgama si costituisce lo stile, la metafora è la predominante. Anzi, si può dire che non ci sia frammento di un'opera letteraria che non sia sospesa, lievitata, individuata, da una metaforicità almeno albeggiante. Si può dire che la metafora rappresenti la sostanziale unicità delle parole, la possibile riduzione di tutte le infinite parole a una sola, archetipa: la Parola dell'uomo. Attraverso un trascolorare infinito di metafore si può giungere a stabilire una analogia tra il caldo e il freddo, tra la luce e il buio, tra il buono e il cattivo...Nulla resiste alla potenza unificatrice della metafora: ogni cosa, attraverso essa, è paragonabile con tutte le altre cose."

(Pier Paolo Pasolini)